Cogli l’album - Introduzione
 
   
   
   
   

“ COGLI L ‘ALBUM “ - INTRODUZIONE


Tutto riparti’ dal dopoguerra . I pesanti dischi a 78 giri che tanto avevano contribuito alla diffusione della musica afro- americana, il cui frusciare ancora oggi ci affascina e contribuisce a descriverci quel tempo, svanivano rapidamente, lasciando il posto ai piccoli e leggeri Extended Play, “ figli “ dei “V disc”, gli infrangibili che i soldati americani avevano portato in Europa nelle loro sacche e che contenevano tanto jazz!
45 giri, li chiamammo così perché giravano a quella velocità ed erano caratterizzati da un look affascinante : non solo non apparivano tutti uguali, quasi anonimi come tutti i dischi fino a quel momento, ma le copertine dicevano “ comprami” , essendo perle di grafica pop, quella del momento negli USA, per noi in Italia inusitata e accattivante oltre ogni aspettativa. Era arte.
Per contrasto il retro presentava poco o nulla di interessante: i brani, non sempre le formazioni e le date, e spesso la pubblicità di altri album prodotti da quella casa, di vario genere musicale. Un’eccezione erano gli album della Good Time Jazz, dedicati al jazz classico, che iniziavano a presentare le biografie del leader della band e l’intera formazione delle band, un dato essenziale per ogni cultore della musica afro-americana.

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Gli EP contenevano solitamente quattro brani, quindi quasi sempre si trattava del concetto “ the very best of”. Almeno inizialmente. Se da una parte siamo negli anni dell’esplosione del bop, siamo anche in pieno New Orleans Revival, in cui vecchie leggende come il trombonista Kid Ory o addirittura il più anziano Bunk Johnson, ripescato dal suo lavoro di scaricatore, registrano il meglio, mentre i grafici delle case di produzione si sbizzarriscono nelle copertine più diverse. La vera arte pop esplodera’ sulle covers appena il formato del disco si allargherà,passando ai 25 cm.
Ci sono nella produzione di questo periodo autentiche perle per cui chi si appassionava era travolto da una reale ondata di entusiasmo. Solo per segnalarne alcune, il Tiger Rag del primo Duke Ellington, dove il susseguirsi di assoli e’ letteralmente travolgente. Ma ci sono anche i quattro brani dove per una volta suonano assieme Louis Armstrong e Sidney Bechet dando vita a una pietra miliare dove ancor oggi appassionati e critici alternano pareri differenti, dove Louis viene definito eccezionale,ma il “ Dieu” , come veniva definito in Francia Bechet, lo supera!
Tra le stranezze ( per noi italiani del periodo) ci sono “ I pompieri “ , una band con uno swing eccelso ma che…sposa il gusto kitsch del loro paese indossando divise da pompieri e inframezzando gli ottimi assoli con sirene e risate….sono gli straordinari disegnatori della Disney, che per le loro stranezze vengono sottovalutati.
Una perla a suo modo diversa e’ la colonna sonora del film “ L’uomo dal braccio d’oro”, con il suo passaggio indimenticabile, una zampata di Elmer Bernstein con un battere sul piatto di Shelly Manne che resta scolpito nella storia! Iniziano anche in questo formato ad uscire i brani degli Hot Five e Hot Seven di Armstrong, ma le registrazioni non sono tecnicamente eccelse. E sui 45 fanno anche capolino le avanguardie e i Giants di Shorty Rogers ci deliziano con le atmosfere rarefatte create da Jimmy Giuffre e Shelly Manne, che introduce un nuovo sound di batteria, raffinato, leggero, basato principalmente sui piatti e sul rullato leggero. Le copertine restano in Italia inconfondibili, quanto la mano del disegnatore, Guido Crepax .

 

 

 


 

 
 
   
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